
Seguono aggiornamenti e un'ampia galleria fotografica della mattinata.

Stando alle dichiarazioni della ragazza, erano le ore 13:15 circa quando l'uomo avrebbe aspettato che la studentessa fosse uscita fuori dalla toilette per attenderla nell'area adiacente al wc (dove sono posizionati i lavabo, rigorosamente all'interno del bagno femminile) e si sarebbe avvicinato con aria minacciosa dicendole frasi oscene e offensive tenendo il membro nudo in mano. «Ero da sola, l'ho strattonato gridandogli "Porco schifoso!" e sono uscita con il cuore in gola in cerca di un addetto alla sicurezza, ma non ho trovato nessuno» così Anna ci racconta ancora scossa la sua esperienza. Non ha intenzione, però, di denunciare agli organi di competenza l'accaduto «sarebbe uno spreco di carta e penna - afferma duramente - una denuncia che finirebbe in una pila di fogli e in archivio. La vera denuncia è far in modo che si sappia pubblicamente cosa è successo, come avverrà, mi auguro, attraverso questo articolo». Anna riconoscerebbe l'uomo, lo descrive magro, biondo con gli occhi azzurri, alto 1,75 cm, intorno ai 20 anni.
La notizia ha già fatto eco, e grande è la solidarietà dimostrata da colleghi e docenti, tutti consapevoli della mancanza di sicurezza all'interno di una struttura universitaria che ogni giorno accoglie non solo i propri iscritti, ma anche studenti di altre facoltà universitarie, intere scolaresche in gita d'istruzione, turisti e semplici curiosi ai quali è permesso girovagare senza alcun tipo di controllo. All'interno di un forum universitario enorme è lo sconcerto di chi soprattutto frequenta ogni giorno quell'edificio e potrebbe essere un'altra vittima. Come lo è stata Grazia, un nome falso che utilizziamo per tutelare un'altra studentessa che appena pochi mesi fa avrebbe vissuto sulla sua pelle un altro episodio allarmante.
«All'inizio di settembre un signore di circa 40 anni mi si avvicinò, ero seduta su una panchina posizionata in uno dei corridoi centrali della facoltà, e mi fece un complimento relativo alle scarpe - racconta la giovane - poi in modo insistente mi chiese di toglierle per sodomizzarmi i piedi. Fortunatamente gli squillò il cellulare e me ne andai sola per la facoltà deserta e silenziosa».
Racconti inquietanti, voci di chi vorrebbe semplicemente essere tutelato all'interno di un luogo che dovrebbe essere confortante e sicuro. «Dovremmo fare in modo che i soldi spesi per cose inutili - sostengono in molti - si spendano per cose utili visti i tagli, magari per un servizio di sicurezza». I consiglieri di facoltà dicono di aver già segnalato l'accaduto in Presidenza e promettono di fare in modo di ottenere dei provvedimenti quanto più immediati affinché il diritto allo studio vada di pari passo con il diritto alla sicurezza.
Fonte: Liveunict.com
Pubblichiamo una nota ricevuta dai Giovani Democratici sulla composizione della Commissione Statuto dell'Ateneo di Catania, che per le sue modalità sta tanto facendo discutere studenti e docenti dell'Ateneo negli ultimi giorni.
"Dopo il Decreto Gelmini e il suo catastrofico impatto sulle finanze dell’istruzione pubblica, siamo destinati a sorbirci anche l’omonima riforma, avente ad oggetto la “governance” universitaria - ossia, in povere parole, le regole con cui l’università nomina i suoi rappresentanti e discute, appunto, del suo auto-governo – diventata in dicembre 2010 legge dello stato. Come viene riformata questa governance, e quindi in sostanza la democrazia universitaria? Come abbiamo più volte detto, tra le novità più rilevanti c’è la totale distruzione di tutti i meccanismi di elezione democratica con cui le varie categorie (docenti, ricercatori, studenti, personale, etc.) potevano scegliere i propri rappresentanti e portare le proprie istanze a chi gestiva economicamente l’ateneo, cioè il Consiglio d’Amministrazione. Dopo la Riforma Gelmini nulla di tutto ciò è più previsto espressamente dalla legge e quindi garantito, tutelato o obbligatorio per la legge stessa. Sulla figura del rettore si concentra una amplissima parte dei poteri politici dell’università tra cui, significativamente, quello di nominare i possibili candidati per le “Commissioni Statuto” , cioè quei gruppi di persone che riscriveranno le regole interne dell’università; più precisamente, i rettori potranno nominare i candidati che dovranno essere votati dal Senato Accademico per quanto riguarda i dodici membri scelti tra docenti, ricercatori e personale, mentre nulla si dice dei soli due membri che dovranno essere scelti dagli studenti (tuttavia, la Riforma Gelmini stessa sancisce sia in lettera che in spirito che i poteri non espressamente assegnati sono da intendersi di competenza del Rettore stesso).
Da questa poco incoraggiante premessa, molti rettori nei vari atenei d’Italia hanno colto l’occasione per dare prova della loro avversione a questa riforma, annunciando l’intenzione di fare di queste “Commissioni Statuto” un’occasione per salvaguardare quanto più possibile della preesistente democrazia universitaria – quantunque chi scrive non sia del tutto convinto, data la presenza numericamente ridottissima e quindi quasi simbolica degli studenti negli organi rappresentativi, che le regole preesistenti fossero le migliori possibili, tralasciando altre pesantissime ombre sul precariato della ricerca e sulle cosiddette baronie accademiche.
Catania, come spesso accade, ha costituito un caso a parte in cui al contrario, il rettore si è preso ogni possibile spazio offerto dalla Riforma Gelmini per esercitare un vero e proprio potere di Imperio sulla Commissione Statuto. Si tratta, è giusto ricordarlo, di un Ateneo contraddistinto in questi ultimi due anni dalla gestione singolare del Magnifico Rettore prof. Antonino Recca che in svariati casi ha non tanto e non solo bypassato il dialogo con le varie categorie e in particolar modo con studenti e ricercatori, ma anzi ha deliberatamente provocato e sfidato queste categorie non solo ignorando, ma anche sbeffeggiando apertamente anche le più miti e modeste richieste su una infinita lista di casi che, nel frattempo, per la loro gravità hanno spesso reso l’Ateneo tristemente famoso in tutta Italia: la protesta dei ricercatori, il cosiddetto “Scandalo di Farmacia”, il Caso Rossitto, la “Questione Lingue”, la richiesta di chiarimenti sulle (ormai dichiaratamente schierate) “liste del rettore” alle elezioni studentesche, l’aumento delle tasse universitarie, insomma una lista senza fine di episodi in cui il rettore ha tenuto un atteggiamento inspiegabilmente autoritario e denigratorio.
Inspiegabilmente, per lo meno, fino ad oggi. Alla seduta del Senato Accademico del 31 Gennaio 2011 il prof. Recca ha ben pensato di presentare una lista bloccata di dodici membri aprendo la discussione con l’esplicita dichiarazione che le candidature non erano discutibili e che il punto non era rinviabile: l’unica cosa possibile era votare in blocco a favore o contro le liste dopo una breve dichiarazione di voto. Questo ha suscitato le reazioni contrarie di ben quattro Presidi di Facoltà tra cui uno, ossia il prof. DiCataldo che presiede alla Facoltà di Giurisprudenza dove chi scrive ha l’onore di studiare, ha anche sollevato delle obiezioni sulla regolarità della procedura, alle quali Recca ha risposto che della procedura si occuperanno in seguito i suoi legali, senza che ciò possa in alcun modo rallentare la procedura stessa. A seguito della seduta, dove il Senato ha votato con una maggioranza risicata la lista bloccata proposta, Recca ha proseguito l’opera nominando in maniera unilaterale anche i due studenti, componendo quindi in sostanza in maniera totalmente autocratica l’intera Commissione Statuto, scegliendoli tra le file degli esponenti di spicco di Alleanza Universitaria e Popolo degli Studenti. Inutile precisare che molti dei nominati sono stati scelti in base a criteri politici assolutamente palesi, emblematica la nomina di uno dei pochi ricercatori che non abbia protestato contro il Decreto Gelmini né contro la Riforma Gelmini.
Che razza di statuto possa redigere una commissione così composta è tutto da vedersi. Ma una totale obliterazione di tutte le forme di rappresentanza universitaria che non siano direttamente tutelate dalla legge (e quindi: la soppressione di tutti gli organi rappresentantivi fatto salvo il CDA) non sorprenderebbe di certo, e anzi sarebbe la naturale conclusione del mandato di un rettore da sempre distinto per un sorridente e burlesco disprezzo per qualsiasi forma di dialogo o confronto."
Matteo Flamigni
Giovani Democratici Città di Catania
Ottavio Vaccaro (Sport e politiche giovanili) PdL
Vittorio Virgilio (Scuola e università) PdL
Sebastiano Arcidiacono (Lavori pubblici e manutenzione) Mpa
Massimo Pesce (Polizia municipale) Mpa
A Caltagirone, in provincia di Catania, la notte scorsa, un uomo di 50 anni G. M. e' stato ucciso a calci e pugni e anche a colpi di tronco d'albero mentre attendeva l'apertura dell'ufficio postale per prelevare la pensione della madre. La vittima era solita ogni mese attendere la notte davanti all'ufficio postale per essere tra i primi a entrare onde evitare le code agli sportelli. Gli agenti durante la notte, con l'accusa di omicidio, hanno arrestato due giovani, W. S. di 22 anni e M. N. di 26 che secondo gli investigatori avrebbero agito a scopo di rapina. La vittima e' stata trovata agonizzante dopo l'aggressione subita intorno all'1 di notte da una volante avvertita da un cittadino. L'uomo e' stato soccorso da un'ambulanza ma e' deceduto dopo il ricovero in ospedale.